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Le stoviglie usa e getta in bioplastica: intervista ad Armido Marana di Ecozema

mercoledì, 15 agosto 2012

Letizia Palmisano.
di Letizia Palmisano
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Le stoviglie usa e getta in bioplastica: intervista ad Armido Marana di Ecozema

Ecozema è la linea di stoviglie biodegradabili e compostabili scelte anche dagli organizzatori delle Olimpiadi di Londra 2012. Per saperne di più abbiamo intervistato Armido Marana, vicepresidente di Assobioplastiche e A.D. di Fabbrica Pinze Schio (l’impresa che le realizza).

Quali sono le caratteristiche che rendono preferibile l’acquisto di piatti e bicchieri biodegradabili e compostabili?

Le bioplastiche sono prodotte usando fonti rinnovabili vegetali senza impoverire il pianeta. Dopo l’utilizzo, possono diventare ottimo compost contribuendo alla diminuzione dell’uso di discariche e inceneritori e, di conseguenza, riducendo la produzione di CO2, aiutando l’Italia a rispettare gli impegni assunti in Europa.

Inoltre la diffusione delle bioplastiche sta riportando ricerca nel campo della (bio)chimica e produzione in Italia (si pensi agli shopper) mentre gli omologhi prodotti in plastica vengono soprattutto dall’Asia.

Quali prodotti catering possono essere realizzati in bioplastiche?

È possibile realizzare tutta la linea del catering: piatti di diversa forma e dimensione, bicchieri, tazzine da caffè, coppette gelato, cannucce, vaschette con coperchio e posate. Il loro utilizzo principale è quello delle sagre e delle feste e, in generale, in tutte le occasioni si utilizzano prodotti monouso che poi vanno smaltiti con residui di cibo.

Da cosa vengono ricavati?

I prodotti vengono realizzati usando materie prime cereali e scarti agricoli. La principale è il Mater Bi, brevettato dall’italiana Novamont e ricavato dall’amido principalmente (ma non esclusivamente) dal mais.

Vi è poi il PLA (acido polilattico) realizzato dalla scomposizione dell’amido di mais e poi la pasta di cellulosa che si ottiene dal residuo della prima produzione della canna da zucchero.

Come posso distinguere un prodotto realizzato in bioplastica?

Dipende dal prodotto. I sacchetti si presentano al tatto simili alla seta e sono opachi piuttosto che lucidi. Altri beni come le posate o i bicchieri sono più difficilmente distinguibili. Qui serve la correttezza degli operatori e l’attenzione dei consumatori ad adottare solo prodotti certificati secondo le norme Europee quali la EN 13432.

Nel nostro caso, per aiutare il consumatore, scriviamo sul prodotto che è “Biodegradable & Compostable”. E’ fondamentale non smaltire prodotti non conformi negli impianti di compostaggio perché, altrimenti, la filiera potrebbe subire gravi danni.

Qual è la risposta delle persone alle bioplastiche?

Decisamente positiva. Nonostante la crisi economica, le risposte sono incoraggianti e, seppur si tratti ancora di una nicchia rispetto al mondo delle plastiche tradizionali, si può immaginare un trend di crescita costante per molti anni.

Non solo utilità ed ecologia, la vostra ricerca sta andando anche verso l’estetica e il design…

Vogliamo soddisfare un pubblico che, oltre a “vivere sostenibile”, pone attenzione all’estetica e alle emozioni che riceve dall’utilizzo di oggetti di uso comune. Per questo abbiamo intrapreso una ricerca verso nuove forme di prodotto che incontrino le nuove tendenze di consumo. La linea Cloe rappresenta un primo passo verso una nuova linea di prodotti che verrà completata per fine 2012.

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fonte immagine | genitronsviluppo.com

2 commenti per Le stoviglie usa e getta in bioplastica: intervista ad Armido Marana di Ecozema

  1. l’eco sostenibilità del pianeta deve passare per forza di cose da queste scoperte…ora il problema principale sarà quello di far assimilare alla popolazione un concetto basilare:
    la green economy come la raccolta differenziata fatta in percentuali rilevanti potrà nel lungo periodo non solo salvare il Pianeta TERRA ma anche noi stessi da un sicuro avvelenamento globale.

  2. Salve Luke,
    concordo. Dalla Green Economy vengono alternative ecosostenibili che spesso salvano il Pianeta e danno posti di lavoro. E’ la formula vincente per uscire dalle crisi. Uso il plurale perché qui si va ben oltre la crisi economica

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